Storia della “bicicletta italiana”

C’era una volta un genio… E’ infatti all’italiano Leonardo da Vinci che si può attribuire l’inizio della storia della bicicletta italiana.
Leonardo ideò diverse macchine e nel “Codice Atlantico” del 1490 troviamo il primo disegno di un mezzo simile a una bicicletta, già finito con gli elementi di una bici di oggi, ovvero pedali, catena, mozzi. Era l’anno 1490.

Il primo mezzo invece fu costruito nell’anno 1791. Grazie a un francese il Conte De Sivrac, che costruì il ‘celerifero’, una bici interamente di legno, senza catena, pedali e sterzo. Dopo 30 anni sarà il barone Karl Von Drais nell’anno 1817 a realizzare la draisina, una sorta di prima bici con un telaio in legno, sedile regolabile in altezza per 22 chili di peso. Si dice che il suo interesse nel trovare un’alternativa all’uso del cavallo fosse dovuto alle frequenti morti dei cavalli, dovute a raccolti insufficienti.

Bicicletta Vecchia 1024x683 - Storia della "bicicletta italiana"

Fu il fabbro scozzese Mac Millan che applicò per primo due manovelle all’asse della ruota anteriore che venivano azionate da due pedali a leva, mentre nell’anno 1861 in Francia Pierre Michaux creò il velocipede, un mezzo meccanico con mozzi, pedali, freni e manubrio, ma con una ruota anteriore alta.
Ma perché la necessità di una bici così alta? Forse per farne una cavalcatura simile al mezzo allora più diffuso (il cavallo).
Attorno al fenomeno bicicletta nasce una curiosità popolare, arrivano le prime dimostrazioni di questo strano mezzo meccanico e, come sempre accade con le nuove invenzioni, una sorta di scetticismo ed ilarità accompagnano la diffusione della bici.

Nascono così le prime squadre e le prime gare, arrivano le scommesse, i primi commentatori degli eventi e anche le prime gare fra donne: siamo nel 1869.
Sul tema della diffusione della bici, non bisogna dimenticare un aspetto: le strade piene di buche, dissestate o irregolari che non permettevano lo scorrimento di un mezzo.
Nell’anno 1877, due inglesi, Sutton e Starley, fondarono una casa costruttrice di mezzi meccanici dal nome Rover che nel 1880 introduce sul mercato Rover Safety, un mezzo simile alle bici di oggi.

Infine nell’anno 1888 il sig. Dunlop brevetta il primo pneumatico con camera d’aria gonfiata a pressione e con involucro di tela e strisce di gomma. Grazie a questa invenzione l’uso della bici conosce una maggiore diffusione, complice il calo dei prezzi, e diventa alla portata di tutti.

Bicicletta Vintage 1024x647 - Storia della "bicicletta italiana"

Mentre la storia della bici avviene interamente in Europa, occorre variare continente per aggiungere un nuovo tassello al racconto e andare negli Stati Uniti: qui nel 1933 il Sig. Schwinn iniziò a produrre una bicicletta adottata dai fattorini che consegnavano a domicilio, la Schwinn Excelsior.
Nell’Italia del Fascismo la bicicletta viene sfruttata dal bisogno del Regime di avere donne forti e sane, educate alla ginnastica.

Negli anni ’30 e ’40 del Novecento la bicicletta diventa compagna indispensabile per recarsi al lavoro per le braccianti, specie nel Nord Italia e fino all’Emilia Romagna. Durante la Seconda Guerra mondiale in Italia è il mezzo delle donne “staffette” durante la Resistenza che trasportano documenti ed esplosivi, tanto da provocarne il divieto di circolazione.
La storia della bicicletta italiana non può prescindere dal ricordo del film Ladri di biciclette (1948), esempio di neorealismo cinematografico italiano e della fatica di sbarcare il lunario.

Alla fine degli anni ’70 ancora una volta un americano, Gary Fisher, applicò alla sua Schwinn cambi di velocità, migliorò i freni, e aprì la strada alla nascita della Mountain Bike.
Da qui la nascita del rampichino, dal nome di un volatile di piccole dimensioni che si arrampica sugli alberi. Proprio per questa sua caratteristica, il suo nome fu dato alla prima mountain bike interamente italiana; siamo nell’anno del 1985 e la ditta Cinelli propone dalle pagine della rivista naturalistica Airone, una bici per gli amanti della natura.
La bicicletta è e rimane comunque uno dei simboli più forti della cultura popolare italiana.